Preferiti
EBEN Italia EBEN (European Business Ethics Network) è l'associazione italiana che si propone di promuovere e diffondere la cultura dell’etica e della responsabilità eco...
GRI - Global Reporting Initiative The Global Reporting Initiative’s (GRI) vision is that reporting on economic, environmental, and social performance by all organizations becomes as routine an...
DJSI (Dow Jones Sustainability Indexes) Principale indice di tracciamento delle performance finanziarie delle più importanti aziende quotate considerate socialmente responsabili nel mondo
CSR Europe CSR Europe is the leading European business network for corporate social responsibility with over 60 leading multinational corporations as members.
 

 
A fine testo il bottone per commentare e partecipare alla discussione

La terra in rosso

Francesco Zanotti

Purtroppo siamo tutti “altre faccende affaccendati”. E ci sfuggono i temi di fondo che riguardano la nostra sopravvivenza fisica. Forse perché sono troppo duri da affrontarsi.

Ma è evidente che non possiamo continuare così. Tutti noi che affermiamo di essere interessati al bene comune (basterebbe essere razionalmente ancorati al proprio bene) dobbiamo iniziare ad avviare una nuova Governance dello sviluppo. Ma andiamo con ordine

Oggi, 22 settembre dell’anno 2008, è quello che si definisce l’ “Earth Overshot Day”. Cioè il giorno, almeno secondo il Global Footprint Network, in cui abbiamo consumato le risorse che si rinnovano (cibo, acqua etc.) in un anno. Da ora e fino alla fine dell’anno, consumiamo risorse che non si rinnovano. Come una famiglia che al 22 di settembre ha consumato i guadagni di un anno e nei rimanenti giorni si mangia il patrimonio.

La situazione si è andata aggravando negli anni.

Fino al 1986 consumavamo meno risorse di quelle che la terra produceva. Detto diversamente l “Earth Overshot Day” è “apparso” nel 1986, collocandosi al 31 dicembre. Da allora si è spostato sempre di più fino a collocarsi oggi al 22 settembre appunto. 

Ecco questa notizia potrebbe essere letta diversamente e forse più significativamente sul piano individuale nel modo seguente.

Consideriamo il nostro attuale stile di vita, in Italia, con le sue esigenze di prodotti e servizi. Bene se tutto il mondo volesse vivere con il nostro stile di vita sarebbero necessarie le risorse di 2,2 terre. Se, invece, tutto il mondo volesse vivere come vive il cittadino statunitense, allora servirebbero 5,4 terre.

La conclusione non può che essere una sola: l’attuale nostro stile di vita si sta dimostrando insostenibile. Credo che la carenza di risorse sia solo il segnale più estremo. Ma se ci guardiamo dentro tutti noi vediamo che questo stile complessivo di vita, oltre a non essere sostenibile, non ci piace più.  Allora dobbiamo tornare tutti a una bucolica vita minimalista? Non sto certo sostenendo questo. Sto sostenendo che occorre cambiarlo radicalmente, ma non per tornare indietro, ma per camminare nuovi sentieri di sviluppo.

Ecco la sfida della Governance dello sviluppo. Oggi dobbiamo riprogettare non solo il sistema finanziario, ma tutto un sistema economico, infrastrutturale, sociale, politico, istituizionale e culturale. Cioè dobbiamo abbandonare il tipo di natura artificiale che ci ha regalato al società industriale e costruire una nuova società umana che co-evolva insieme alla Natura.

Per attivare questa riprogettazione complessiva occorre abbandonare la visione del mondo tipica della società industriale e adottarne un’altra. Poi occorre abbandonare la visione verticistica elitaria del fare politica e coinvolgere tutti in questo sforzo progettuale. Certo occorre fornire a tutti, non solo ai giovani, ma anche agli anziani, tutte le conoscenze necessarie a diventare protagonisti progettuali … I puntini stanno ad indicare che quelli che ho proposto sono solo alcuni primi passi per costruire una nuova Governance dello sviluppo. Ma esistono proposte più articolate che posso “raccontare” a chi fosse interessato … 

La folla applaudente fuori da palazzo Venezia dal cui balcone un pazzo dichiarava con orgoglio che avrebbe coinvolto il suo popolo nella più grande carneficina della storia. Andiamo tutti in mezzo a  folle di questo tipo che ancora si radunano e diciamo a tutti: amico non cerchiamo il tuo consenso a qualche nostro disegno o progetto. Cerchiamo la tua speranza e la tua inventiva. La tua passione e la tua storia. Dobbiamo attivare una nuova e grande progettualità di popolo per costruire una nuova società oggi, che ancora possiamo farlo  senza tragedie. Perché anche la seconda guerra mondiale ce la potevano, incoscientemente, permettere. Di rimanere senza acqua cibo e tutto il resto no!



by csr last modified 22-09-2008 20:28
Document Actions
Commenti a questo Articolo

Contenuti allegati
Area Download
Articoli referenziati
Utenti referenziati

Altri Articoli della Sezione
La terra in rosso
Il Large Hadron Colider, più grande martello del mondo. Ovvero: quanto ci piace l’Apocalisse!
Alitalia, Fannie e Freddie e magari le auto. Ovvero: responsabilità sociale e strategia d’impresa
India, Giappone e la crisi
Tassi, leggi dell’economia e marziani
Eurobarometro ed esortazioni retoriche
Tutte le vacche del mondo in scarpe
Auto gestione: dipende da cosa si deve gestire!
Formazione, conoscenza e life long education: le opinioni dei formatori delle principali imprese italiane
Io sì che saprei come fare
Quattro lettere di superficialità
Recessione e “scienze della complessità”: sintesi del dibattito pubblicato
Lettera aperta ai Contributori del Rapporto “Responsabilità Sociale” (Il Sole 24 Ore - 25 marzo 2008)
Riflettendo sul Rapporto LUISS 2008 sulla classe dirigente: serve una nuova cultura per qualunque classe dirigente
Sicurezza: innovazione o conflitto? Una nuova proposta dalle scienze della complessità
Recessione e mercati finanziari
Recessione e "progetto complessità": la risposta di Cipolletta
L’economia della quantità non assicura felicità
Recessione e "progetto complessità": un commento autorevole
Recessione e “Progetto complessità”
Leggere e aggiornarsi? Non serve più
Fuori onda o fuori etica?
Inseguiamo soluzioni impossibili
Sorgente Aperta, il progetto di ricerca
Se le materie prime non bastano?
Spazzatura, governabilità e complessità
Principi generali per una politica innovativa di Stakeholder engagement
Religione e scienza: forse non è così che stanno le cose
Peggiorerà la qualità del credito, frenerà lo sviluppo
Egoista? No, poliarca “puro”
L’Italia crescerà meno del previsto. Lettera aperta a Dario Di Vico, Andrea Guerra e a tutti noi
Il referendum con grande serenità
La nostra responsabilità sociale nel 2008
Community management e Web 2.0: libri e convegni.
E dopo il Censis …
Le Considerazioni generali del 41° Rapporto Censis: una profezia da realizzare
La crisi finanziaria prossima ventura 2
Una svolta, ma “vecchia” di più di vent’anni
Nuove frontiere della scienza, alta finanza e cittadinanza.
Class Action, nomine Telecom: incertezze e bufere.
Capitalismo 3.0: il corniciaio e la Gioconda
La camera dei lord: ovvero l’autoreferenzialità questa sconosciuta
Ci vogliamo dimenticare della produttività o no???
Trenta Euro di sviluppo
Prima contrapposizione: responsabilità nei confronti degli azionisti o dell’occupazione?
Aspen Institute, socialità e business school di provincia
Swap, responsabilità sociale e valore per gli azionisti
CSR: da un compromesso al ribasso ad una nuova Governance dello sviluppo
Otto nuove banche all’anno: ma davvero è un brutto segnale?
Marchionne, la responsabilità sociale e oltre.
La crisi finanziaria prossima ventura
Consulenti alla sbarra
Lo strappo della FIOM e l’imprenditorialità di popolo
Dialoghi e progettualità sociale
Ricominciando: i nostri progetti e gli obiettivi.
Arrivederci con una promessa.
Alitalia: una storia di irresponsabilità sociale diffusa.
Un engagement efficace ed efficiente degli stakeholders tradizionali, spontanei e locali
I convegni sulla Csr: ritrovo tra i soliti noti.
Troppi estremisti non permettono di decidere?
Vendita Telecom e responsabilità sociale: il nostro rapporto di analisi.
La FIOM non vuole la Borsa?
Lezioni da Danone, Sony e Reale Mutua
L’utopia del dialogo … o della decisione?
Il contratto impossibile. Perché?
La irresponsabilità della superficialità
Apprendisti stregoni alla BCE
L’India degli intoccabili e il nostro futuro
Parmalat, banche e CSR: non una denuncia, ma una proposta.
Unicredit e Capitalia il giorno dopo: convenienza o responsabilità verso lo sviluppo?
Capitalia, Unicredit, BCC, media e sviluppo
A che punto è la CSR?
Cina e Piergaetano Marchetti: superiamo il concetto di Responsabiltà Sociale
Tecnologia, intangibili e formazione.
Ma dai, non è interferenza politica!
Conferenza ASDA
TAV e stakeholder engagement. Ovvero: una progettualità sociale che funziona.
Io, azionista di maggioranza di Telecom Italia.
L'equivoco della CSR
L’ultima sfida.
L'impegno sociale è solo di facciata
Valutazione delle strategie sociali delle società S&P/MIB attraverso la matrice di responsabilità sociale: documentazione integrativa
Una favola sullo sviluppo possibile
LA FOGLIA DI FICO DELLA SOSTENIBILITÀ
Shangai, la borsa e l’impero di Cindia.
Valutazione delle strategie sociali delle società S&P/MIB attraverso la matrice di responsabilità sociale.
Social responsibility una scelta strategica.
L’interesse per il sociale: riflettori sui top managers
Le donne i cavalier l’armi e gli amori …
La retorica del risparmio: la beffa e il danno ovvero l’inefficacia e il costo
Gli Ultras sono attori sociali
Competere è socialmente responsabile?
Draghi al Forex di Torino: tutti applaudono, nessuno contribuisce!
Quarto rapporto sul clima: ragazzi dobbiamo cambiare il mondo
Alitalia: advisor finanziario o “sociale”?
www.dotherightthing.com: stiamo progettando il passo successivo
Lezione di etica alla norvegese (dal Sole 24 Ore)
Impresa e cultura: una nuova proposta
CSR: dalla retorica allo sviluppo
Dalla creatività individuale alla creatività sociale
Porter sulla CSR: una proposta forte senza lungimiranza








Powered by Plone, the Open Source Content Management System

Cockpit and Aerodynamics: Mediatria - Engines: Reflab

This site conforms to the following standards: