In crescita ma sempre pochi in Italia i manager a tempo,
( Un testo tratto da un articolo di Sabrina Rosci pubblicato sul portale di Labitalia)
Sempre più diffusi in Italia, di ‘manager a tempo’ se ne contano circa 450, ma in alcuni Paesi europei sono più del triplo. La gestione temporanea di un’impresa da parte di dirigenti altamente qualificati, infatti, sta diventando uno strumento sempre più conosciuto e utilizzato da parte delle aziende per risolvere in maniera efficace e veloce problemi operativi, che mettono a rischio la sopravvivenza stessa dell’attività nel mercato globale.
IN ITALIA SOLO 450 DIRIGENTI A TEMPO
Grande capacità di adattamento, consapevolezza delle proprie potenzialità e voglia di autonomia professionale sono le caratteristiche che contraddistinguono i ‘temporary manager’. Un esercito di circa 450 professionisti ‘a tempo’, di cui il 10% donne, di età media tra i 45 e i 55 anni. Le imprese li reclutano con contratti che vanno dai 6 mesi ai 2 anni, soprattutto per garantire continuità all’organizzazione aziendale quando si è persa la guida imprenditoriale, o per risolvere momenti critici, come tagli e riassestamenti economico-finanziari, ma anche positivi, come lo sviluppo di nuovi business. Ma il ‘temporary manager’ non è solo un consulente, né il suo può essere considerato un impiego interinale. E tanto meno un ripiego per professionisti giunti alla fine della carriera. Al contrario, è una persona che ha cambiato almeno 5 volte azienda, ricoprendo fino a dieci ruoli diversi, e che ha alle spalle vent’anni di curriculum manageriale. Quanto agli stipendi, il compenso è equivalente al costo aziendale di un dirigente, di pari ruolo, aumentato di almeno il 30-35%. Ma è impossibile quantificarne l’entità. Il valore della prestazione, infatti, è legato al costo della soluzione del problema per cui è ‘assoldato’ il ‘temporary manager’.
5.000 DIRIGENTI A TEMPO IN REGNO UNITO E 2.500 IN OLANDA
In Italia, i numeri del ‘temporary manager’ sono ancora lontani rispetto ai Paesi europei più avanzati, come il Regno Unito, che conta 5.000 dirigenti a tempo, e l’Olanda, che ne vanta oltre 2.500. Paesi dove i manager temporanei sono anche più organizzati, per esempio attraverso associazioni che operano per qualificare e posizionare adeguatamente la professione, per creare e sviluppare competenze specifiche nel mercato e tra gli associati. E non mancano percorsi formativi ad hoc. In Olanda, ad esempio, la Erasmus University di Rotterdam, in collaborazione con le associazioni manageriali, gestisce un programma a due livelli, di base e avanzato. I manager a tempo inglesi, invece, operano sia attraverso società specializzate sia direttamente tramite contatti individuali. Mentre quelli belgi vengono reclutati per il 75% da organizzazioni private e per il 90% da quelle pubbliche. In questi Paesi, infatti, è ben chiara la differenza tra chi fa ‘temporary management’, chi si occupa di semplice ‘body renting’ (ovvero affitto di risorse) e chi si affitta da solo, cioè i manager free lance che, invece di fornire consulenza, si offrono come dirigenti con un contratto di consulenza.